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Come difendersi dall’attacco di un orso

Come difendersi dall’attacco di un orso

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Nero, bruno, bianco. Sono queste le principali specie che conosciamo, e le prime due quelle che possiamo incontrare con più probabilità, a seconda del luogo in cui ci troviamo. Ma sono davvero così pericolose? Quante le possibilità effettive di un attacco?

L’orso è tornato

Grazie a una caccia più regolamentata, il Nord America si è ripopolato di orsi. Dalle montagne del Maryland alle paludi della Florida, è facile incontrarne uno durante un’escursione. E non serve nemmeno andare così lontano. Può accadere, infatti, anche nei nostri boschi, dal Trentino all’Abruzzo, come è già successo con l’orsa Daniza, uccisa drammaticamente nel settembre 2014, o più recentemente la scorsa estate, quando escursionisti si sono trovati improvvisamente di fronte a questo grosso mammifero, scatenando l’allarme della gente e dell’opinione pubblica.

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Incontri evitabili

Sapere come comportarsi in una situazione del genere diminuisce senz’altro i rischi. La natura è popolata anche di questi animali nei quali, a volte, siamo noi stessi a provocare un comportamento pericoloso o addirittura un attacco. Gli esperti dicono che le probabilità di essere feriti da un orso sono di circa una su 2,1 milioni, e che quindi è più probabile essere uccisi da un’ape che da un orso. Ma per avere un quadro più chiaro sugli attacchi di questo predatore e su come prevenirli, gli scienziati hanno esaminato 675 casi. “Se volessi fare il punto su questo argomento, direi che la stragrande maggioranza di questi incontri negativi sono evitabili”, ha spiegato Tom Smith, biologo presso la Brigham Young University nello Utah, Stati Uniti. “Questi incidenti sono in gran parte prevenibili poiché le persone potrebbero non spingersi così fuori, esponendosi al pericolo”. Ma a volte sono gli stessi orsi a spingersi nel nostro habitat.

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Olfatto sviluppato

Nel Nord America vivono tre specie di orso: l’orso nero, l’orso bruno (di cui fa parte il Grizzly) e l’orso polare. Quello nero e quello bruno possono essere facilmente confusi tra loro, ma il nero è generalmente più piccolo. Nel nostro Paese, invece, è presente solo l’orso bruno, che si divide in marsicano ed europeo. Smith afferma che un incontro con un orso bruno è in media 3,5 volte più pericoloso rispetto a quello con un orso polare, e 21 volte più pericoloso rispetto a quello con un orso nero. Secondo lo stesso scienziato, in base agli studi compiuti, gli attacchi si consumano in circa tre minuti, proprio perché l’obiettivo dell’animale è quello di neutralizzare una minaccia percepita, e una volta intervenuto sull’eventuale pericolo, procede per la sua strada.
L’olfatto dell’orso è più sviluppato di quello di un cane e l’attrazione principale è il cibo, ma anche diversi tipi di profumo e anche le gomme da masticare. Un escursionista dovrebbe, quindi, prestare attenzione a non portare con sé odori tendenzialmente attraenti.

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Spray al peperoncino

Ma cosa facciamo se ci troviamo di fronte ad un orso? “La cosa migliore è usare uno spray al peperoncino”, spiega Dave Garshelis, responsabile del progetto sull’orso del Minnesota Department of Natural Resources, “che abbiamo imparato precedentemente ad utilizzare, e possibilmente posto in una fondina, in modo da non armeggiare troppo”. In uno studio del 2008, gli scienziati Smith ed Herrero, professore emerito presso l’Università di Calgary in Canada, hanno scoperto che in Alaska, tra il 1985 e il 2006, utilizzare uno spray per dissuadere l’attacco di un orso era stato efficace nel 92 per cento dei casi. E il 98 per cento delle persone che aveva con sé uno spray e ha avuto un incontro ravvicinato con un orso, ne è uscito illeso.

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Non restare soli

Restare sempre in gruppo e non camminare mai soli. Un orso potrebbe essere intimorito da più persone, ma di certo non da una. Il 91 per cento degli attacchi avvenuti nel Parco Nazionale di Yellowstone dal 1970 ad oggi, riguarda singoli escursionisti o coppie. Avere un cane con sé potrebbe da un lato aiutare, perché gli orsi spesso sono spaventati dai cani e solitamente tendono ad evitarli; ma d’altro canto, se il cane precede il proprietario e poi corre verso di lui, potrebbe essere inseguito dall’orso e portarlo verso la persona.

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La tecnica giusta

Se vedete delle deiezioni fresche siate vigili, guardatevi intorno e pensate a come potreste reagire, ma non andate nel pallone. Solitamente la reazione cambia a seconda dell’orso che ci si trova di fronte. “Con gli orsi neri”, spiega Garshelis, “essere aggressivi e urlare, gettando cose e alzandosi in piedi potrebbe funzionare, anche se la tecnica non è certo infallibile. Ho visto video dove l’orso nero attacca comunque delle persone che si stanno comportando bene. Nulla è sicuro al 100 per cento“. Però la tecnica da usare con un Grizzly sarà di certo opposta: “indietreggiate lentamente e allontanatevi senza provocare l’animale, soprattutto con femmine che hanno cuccioli al seguito e che possono essere particolarmente pericolose. Solitamente, in questa situazione, quando l’orso sente minacciato sé e i cuccioli si alza in piedi, schiaffeggia il terreno ed emette suoni soffiando. Questo è il tipico atteggiamento di un orso nervoso”, precisa Garshelis.

Fingersi morti

Dei 675 casi studiati da Smith ed Herrero, la maggiorparte degli attacchi si è verificata quando animale e persona si trovavano ad una distanza ravvicinata, nove metri o anche meno. Nei 313 casi in cui l’orso ha ferito la persona, il 36 per cento delle ferite è stato a gambe e piedi, il 18 per cento alla parte posteriore e l’altro 18 per cento alle braccia, il 9 per cento a testa e collo.
“Non si può correre più veloce di un orso”, afferma Garshelis. “La cosa migliore da fare, anzi, è allontanarsi lentamente. Alcuni esperti suggeriscono di continuare a guardare l’animale mentre ci si allontana e parlare ad alta voce con toni calmi”. E fingersi morto? Va bene una volta che si viene a contatto con l’animale. Con un orso nero si può provare a reagire, ma se non funziona conviene mettersi a pancia in giù per proteggere gli organi vitali, stringere le mani attorno alla parte posteriore del collo e tirare su le ginocchia. A questo punto l’orso può rinunciare e andarsene. “Con un Grizzly è inutile reagire”, dice Garshelis. Una volta che è sopra di voi non vi resta che fingervi morti”. Dal 1970, il Parco Nazionale di Yellowstone monitora gli incontri che avvengono con gli orsi e ha rilevato che, nel caso di attacchi, il 75 per cento delle persone che si sono finte morte hanno riportato lievi ferite, rispetto all’80 per cento delle persone che hanno combattuto e hanno riportato lesioni gravi. L’analisi di Smith ed Herrero ha anche rilevato che non finisce sempre bene per l’orso. In 600 scontri fisici con persone, infatti, nel 34 per cento dei casi l’orso muore per un infortunio o anche successivamente.

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Rispettare la fauna selvatica

“La tolleranza è indispensabile quando si vive con la fauna selvatica”, afferma Garshelis. Per esempio, se mettete del becchime fuori per gli uccelli, fatelo in inverno, quando gli uccelli ne hanno veramente bisogno e gli orsi sono in letargo, altrimenti potreste avere degli ospiti indesiderati. “L’incontro con un orso può essere anche piacevole a patto che si mantenga la distanza”, conclude Garshelis. “Se sto facendo trekking e vedo un orso, la prima cosa che vorrei fare è prendere la mia macchina fotografica. Di solito questa è una bella e piuttosto rara esperienza”.

 

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